Infortunio sul lavoro. Emerge una responsabilità civile e penale del preposto che lo obbliga al risarcimento del danno?

Quando un lavoratore si infortuna, il primo pensiero va quasi sempre al datore di lavoro; la legge, tuttavia, affida la sicurezza anche a un’altra figura, spesso meno conosciuta ma presente in ogni cantiere: il preposto.

Questo è il soggetto che - nei limiti dei poteri che gli sono affidati - sovrintende al lavoro degli operai, si assicura che le direttive vengano eseguite e ne controlla la corretta esecuzione (art. 2 co. 1, lett. e, D.Lgs. n. 81/2008).

In termini giuridici il preposto ricopre una “posizione di garanzia”, cioè ha l’obbligo di attivarsi per impedire che l’infortunio si verifichi; se non lo fa, può risponderne penalmente come se lo avesse causato.

Nel 2026 la Suprema Corte è tornata più volte sulla figura del preposto, ll messaggio è uno solo: conta ciò che si fa, non ciò che c’è scritto sui documenti aziendali. Si può diventare preposti senza saperlo o senza una formale investitura? Secondo la Cassazione, nell’ipotesi di determinate circostanze, sì.

Con la sentenza n. 5366 del febbraio 2026 la Quarta Sezione penale, infatti, ha confermato che risponde come preposto anche chi non è mai stato nominato tale se, di fatto, impartisce istruzioni, dirige gli operai e controlla il loro lavoro.

È il principio di effettività dell’art. 299 del Testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008): a contare sono i poteri esercitati in concreto, non il titolo. Ad agosto, però, la stessa Sezione ha guardato il rovescio della medaglia. Con la sentenza n. 30245 ha annullato una decisione che aveva attribuito la qualifica di preposto sulla base dell’organigramma e di un documento firmato dall’interessato.

Secondo la Corte, il nome scritto su una nota aziendale non basta: bisogna dimostrare che quella persona, al momento dei fatti, aveva davvero il potere di dirigere e controllare il lavoro, e che intervenendo avrebbe potuto evitare l’infortunio.

Quanto a cosa si pretenda da tale figura, la Corte è chiara: il preposto deve vigilare in modo attivo e non può limitarsi ad attendere che siano i lavoratori a segnalargli i problemi. Deve, inoltre, intervenire sui comportamenti scorretti e, quando la situazione lo richiede, ha il dovere di fermare la lavorazione.

La presenza del preposto, d’altra parte, non libera il datore di lavoro, che resta tenuto a vigilare sul suo operato e sull’organizzazione della sicurezza nel suo complesso; accade spesso, quindi, che entrambi siano chiamati a rispondere dello stesso infortunio.

Tutto questo ha conseguenze concrete anche per chi l’infortunio lo ha subito. Quando a seguito del fatto si instaura il processo penale per lesioni o per omicidio colposo cui consegue il risarcimento, la vittima - o, in caso di morte, i suoi familiari - non deve attendere la fine

del processo per poi avviare una causa civile: può chiedere il risarcimento direttamente in quella sede, costituendosi parte civile.

Il reato obbliga infatti a risarcire ogni danno, anche quello non patrimoniale; l’impresa può essere chiamata nel processo come responsabile civile per il fatto dei propri dipendenti – ed in particolare per violazioni colpose del preposto - e il Giudice può liquidare fin da subito una somma a titolo di provvisionale, immediatamente esecutiva ed esigibile nei confronti degli imputati condannati.

Capire chi sia davvero il preposto, dunque, non serve soltanto a stabilire chi debba essere condannato: è il primo passo per individuare chi debba risarcire e per far sì che il danno subito trovi un ristoro effettivo.

Dott. Maurizio Centineo

Ritardo Aereo e Vacanza Rovinata: Risarcimento
22 luglio 2026
Quando un ritardo aereo superiore a tre ore può dare diritto alla compensazione e al risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata.
Tassazione del Progetto di Scissione Societaria
18 marzo 2026
Analisi del trattamento fiscale dell’atto con cui una società approva il progetto di scissione previsto dall’art. 2506-bis del Codice civile.
Casa Occupata Abusivamente: Tutele del Proprietario
27 gennaio 2026
Le iniziative civili e penali per il proprietario di un immobile occupato abusivamente: reintegrazione nel possesso, sgombero e risarcimento.
Eredità e Comunione dei Beni: Cosa Accade alla Vendita
15 maggio 2025
Un bene ricevuto in eredità durante il matrimonio entra nella comunione legale? Regole sulla proprietà personale e sul ricavato della vendita.
29 gennaio 2025
Al contratto concluso tra un professionista e l’amministratore di condominio, per conto dei condomini, si applica la disciplina a tutela del consumatore? Un consolidato orientamento della Corte di Cassazione ritiene che al contratto concluso con un professionista da un amministratore di condominio, ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei suoi partecipanti, si applica la disciplina di tutela del consumatore, agendo l'amministratore stesso come mandatario con rappresentanza dei singoli condomini, i quali devono essere considerati consumatori, in quanto persone fisiche operanti per scopi estranei ad attività imprenditoriale o professionale. Il Tribunale di Milano, tuttavia, ha recentemente dubitato della correttezza di tale conclusione, rimettendo la questione in via pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione Europea. La Corte di Giustizia, nel 2020, ha anzitutto ricordato che ai sensi della direttiva n. 93 del 2013, la nozione di 'consumatore' deve intendersi riferita a qualsiasi persona fisica che, nei contratti oggetto della presente direttiva, agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività professionale' Pertanto, ad avviso della CGUE, poiché il condominio non rientra nella nozione di persona fisica, allo stesso modo non può essere considerato consumatore ai fini dell’applicazione della direttiva citata. Allo stesso tempo, però, la Corte ha affermato che una giurisprudenza nazionale come quella della Corte di cassazione, che applica ai predetti contratti la disciplina a tutela del consumatore, non viola il diritto dell’Unione Europea, poiché gli Stati membri possono decidere di estendere l'applicazione delle norme della suddetta direttiva a soggetti che non siano consumatori ai sensi della stessa.  Avv. Luigi Cambiaso
Condominio e Tutela del Consumatore nei Contratti
29 gennaio 2025
Quando il contratto concluso dall’amministratore per conto dei condomini può beneficiare della disciplina a tutela del consumatore.
Usi Civici: Natura, Circolazione ed Espropriazione
29 gennaio 2025
Una guida alla natura giuridica degli usi civici, alla circolazione dei beni gravati e ai requisiti dell’espropriazione per pubblica utilità.
Costruzione sul Fondo Comune: A Chi Appartiene?
29 gennaio 2025
La proprietà della costruzione realizzata da un solo comproprietario sul terreno comune secondo il principio di accessione e le Sezioni Unite.
Amministratore Senza Preventivo: Quali Conseguenze?
26 settembre 2024
La mancata indicazione analitica del compenso può rendere nulla la nomina dell’amministratore e incidere sulla validità degli atti compiuti.
Uso Esclusivo di un’Area Condominiale: È Possibile?
16 settembre 2024
Le Sezioni Unite chiariscono se sia possibile costituire un diritto reale di uso esclusivo su una parte comune a favore di un condomino.
Leggi di più